“Solo il guaritore ferito può guarire” Jung


Carl Gustav Jung diceva che il “terapeuta può guarire gli altri nella misura in cui è ferito egli stesso”. L’archetipo del guaritore ferito era quello di Chirone (wiki) centauro e personaggio della mitologia greca, considerato il padre della medicina.
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Qui la storia:
Chirone è figlio di Crono e di una Ninfa, ed è un centauro anche se, a differenza dei suoi simili, è gentile e benevolo e sapiente.
Rifiutato dai suoi genitori (primo trauma), cresciuto da Apollo, Chirone non solo è una creatura generosa e delicata, ma è anche colto, e conosce l’arte medica; è talmente bravo che questa diviene suo mestiere ed è tutore addirittura di alcuni dei dell’Olimpo.
Solo che, a un certo punto, una freccia lo ferisce gravemente, una ferita che non guarirà mai. Il dolore è enorme, tanto che Chirone decide di rinunciare alla propria immortalità piuttosto che convivere con questa pena straziante.
Nell’inutile ricerca di una guarigione per se stesso, Chirone diviene esperto di erbe medicinali, conosce la sofferenza e fa sì che la sua lacerazione impossibile da risanare possa servirgli per aiutare gli altri.
Mette a disposizione ciò che ha imparato a servizio di chi è attorno, divenendo appunto il “guaritore ferito”. ( tratta da)

Proprio attraverso la sofferenza che Chirone impara l’arte della cura e a tenere sempre presente la propria ferita, che è simbolicamente lo spazio attraverso cui il dolore e la sofferenza possono entrare in lui.

Come Chirone, così il terapeuta può comprendere la sofferenza dell’altro solo riconoscendo e integrando la propria sofferenza, non come debolezza o fragilità, ma come forza e strumento per poter lasciare entrare ed entrare in contatto con l’altro.

Spesso sembra che il terapeuta sia entità astratta che ha in sé le tecniche e gli strumenti appresi teoricamente per poter guarire l’altro, che possiede la verità, immune dalla sofferenza, infallibile. In realtà un buon terapeuta è un uomo o una donna ferito/a, che è entrato in contatto con la propria sofferenza e che ci ha “fatto i conti”, che l’ha affrontata, l’ha integrata, e da questa ferita ha trovato la via per prendere contatto con le ferite altrui. (tratto da)

La domanda è: qual’è la mia ferita che sta alla base del desiderio di aiutare gli altri?

Non intendo né essere definito terapeuta, né (ancor peggio) usare il termine guaritore.
Ho sentito risuonare in me la frase di Jung nell’ambito della Biodinamica Craniosacrale. E definendomi un educatore somatico, o un facilitatore, o ancor più semplicemente con una capacità di presenza, ascolto e accoglienza.
Mi interrogo sulla mia ferita e mi rendo conto che non c’è né una specifica, ma un evolversi di lacerazioni, strappi più o meno violenti che si susseguono e toccano diverse aree e parti del corpo-mente-spirito, alimentati dalla ferita originaria della separazione.

Paolo Maderu Pincione

Questi i commenti che ho ricevuto

Name: Aurora

qual’è la tua ferita : Esisto per avere ferite, avverto ogni sensazione per dare senso ad ogni ferita come maestro. Grazie per interessante articolo.

Name: ornellaerminia

qual’è la tua ferita : abbandono

Name: DALIA

qual’è la tua ferita : L’abbandono è mancanza di rispetto.

Name: Myriam

qual’è la tua ferita : Qual è la mia ferita

Name: cassia

qual’è la tua ferita : il rifiuto di mia madre

Name: gabriella

qual’è la tua ferita : …l abbandono

Name: Laura cappelli

qual’è la tua ferita : Rifiuto da parte della madre, della famiglia in generale. Aborto forzato

Name: Susanna vucenzetto

qual’è la tua ferita : Quella dell’abbandono

Name: Rosanna

qual’è la tua ferita : Rifiuto

Name: Elena

qual’è la tua ferita : Il rifiuto. Mia madre mi voleva abortire.

Name: M.Grazia Evangelista

qual’è la tua ferita : Togliete l’apostrofo a qualcuno. E’un troncamento non un’elisione.

Name: Lucia

qual’è la tua ferita : Non aver ricevuto dal maschile abbastanza amore, abbastanza gentilezza, non essere stata abbastanza toccata con grazia.

Name: Miriam

qual’è la tua ferita : Penso che le ferite cambino, siamo fatti di strappi e lacerazioni più o meno sentite, penso che la ferita più forte che mi riguardi e che mi abbia accompagnato negli anni sia quella dell’abbandono, anche se ultimamente sento risuonare parecchio il tema della separazione fisica.

Name: Manuela mauris

qual’è la tua ferita : Abbandono

Name: Alessandra

qual’è la tua ferita : Rifiuto e abbandono

Name: Marco

qual’è la tua ferita : Ferita dell’Abbandono

Name: patrizia

qual’è la tua ferita : lutto

Name: Cristina

qual’è la tua ferita : Abbandono

Name: Elisabeta

qual’è la tua ferita : Trovare una cura alternativ per l depressione del mio figlio

 

 

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